6/17/2006

 

Attenzione: viticoltori agitati sullo stretto di Sicilia!

Bisogna stare attenti.
Eravamo abituati agli scioperi dei metalmeccanici, a quelli dei ferrotramvieri, allo stato di agitazione degli assistenti di volo: peggio, ora sono anche i viticoltori siciliani che dichiarano lo stato di agitazione permanente.
La notizia viene dal sito Teatro Naturale, quoto alcuni passaggi:

"I VITICOLTORI DELLA SICILIA OCCIDENTALE IN ASSEMBLEA, PRONTI A DICHIARARE LO STATO DI AGITAZIONE A TEMPO INDETERMINATO"

continua l'articolo,

"Qualche mese fa, hanno lanciato le loro proposte, senza alcun significativo risultato. I cento milioni di euro promessi dalla Regione Sicilia non sono stati elargiti. I produttori siciliani attendono risposte, prima che si verifichi l’invasione di produzioni di dubbia qualità e provenienza".

I motivi di questo stato di agitazione quali sono? Terremoti dentro i vigneti? Invasioni di cavallette? Tornadi e maremoti che hanno spazzato via la viticoltura sicialiana?

Peggio, molto peggio:

"...continua importazione di vini extracomunitari con caratteristiche organolettiche non conformi alla normativa vigente è continua fonte di tensione, anche perché il prezzo del vino, negli ultimi due anni, è crollato del 70% per presunti accordi di cartello che hanno portato il Consiglio dei Ministri a dichiarare il 2 settembre 2005 lo stato di crisi."

In altre parole, il vino non si vende, c'e' un importazione di prodotti non conformi (ma non sarebbe il caso di invocare l'azione della magistratura piuttosto? boh), ci sono "presunti" accordi di cartello (e l'antitrust che ci stà a fare?), e quindi qual'e' la soluzione? Chiedere l'elargizione di cento bei milioncini di euro di denaro pubblico. E chissenefrega se lo stato è con le pezze al culo, se la sanità (specialmente di alcune regioni, tra cui la Sicilia) è in condizioni pessime e per di più sfora i budget. Che importa se per ripianare il debito pubblico ci aspettino "lacrime e sangue", come in più hanno detto in questi giorni?

Il solito vizio è duro a morire. E dire che solo pochissimi (tre o quattro) anni addietro la Sicilia ha blindato l'esportazione al di fuori dei confini regionali dei diritti di reimpianto di vigneto, capofila di una sequela di altre regioni che hanno seguito l'esempio, facendo lievitare i costi di impianto e quindi del vino, con la nobile scusa di preservare il potenziale vinicolo della bell'isola (che come vigneti è oggi poco meno dell'Australia).

Avanti così, Savoia (oggi è il caso di dirlo)!

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