5/03/2006

 

Ristorazione che, invece, non funziona.

Oggi dal mio avvocato ho firmato 5 decreti ingiuntivi per altrettanti clienti morosi da oltre un anno. Appena tornato a casa trovo un fax sempre dello stesso avvocato a proposito di uno spostamento a fine settembre di una udienza per una fattura di € 250 che il cliente dice di aver pagato all'agente (che nega).
Inviamo di norma tre lettere, una dopo un mese dalla scadenza naturale (in genere i 60 giorni fine mese), un'altra, raccomandata dopo circa un mese, una terza ed ultima dopo un'altro mese, e poi via dall'avvocato per il decreto ingiuntivo. La pratica quindi passa al giudice di pace, dopo un paio di mesi se l'ingiunzione non ha avuto esito si passa alla richiesta di pignoramento. Fino ad ora ho fatto pignorare 5 poltroncine da un locale del centro sud, che sono in attesa di asta. Passerà probabilmente un altro anno. E tutto questo per fatture che in genere non superano i € 500 euro.
Certo, c'e' la crisi dei consumi, i ristoratori e gli enotecari hanno dei momenti di difficoltà - e con loro noi - ma l'impressione è che alcuni non abbiamo neanche un'idea di cosa significa una scadenza, una ricevuta bancaria da onorare. Alcuni, forse pochissimi, danno l'impressione di considerare l'incasso della giornata come il guadagno della giornata.
In tutti questi anni mai, e dico mai, uno che al ricevimento del primo sollecito alzi il telefono e chiami per dire qualcosa, che so, sono in un momento di difficoltà, ti pago un pò subito e un pò via vai. Di norma il cliente getta via i solleciti di pagamento e si fa vivo solamente al momento che riceve l'ingiunzione di pagamento, quando è ormai troppo tardi perché ci sono sopra spese legali di altre centinaia di euro.
E' normale cosi'? Certo la legge italiana non aiuta a far rispettare le regole, comunque ora si esagera.

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