5/27/2006

 

Anteprima a Lucca

Ormai rischio di postarlo quando ormai è finita:
Anteprima Vini della Costa ToscanaVilla Bottini - Lucca27 - 28 maggio 2006.
Oggi e domani a Lucca, si assaggiano circa 80 vini, tra cui il nostro Capatosta, della vendemmia 2006. Vale la pena andare se si è in zona. Informazioni qui.

5/18/2006

 

I soldi del vino

Mentre si parla di crisi di competitività, di promozione delle produzioni tipiche, di lotta ai trucioli (che bello poter parlare male di qualcosa sapendo che tutti saranno d'accordo con te), e di mille altre cose, ecco dove vanno i soldi, quelli veri, del vino in Europa:

"La Francia ha chiesto di distillare 4 milioni di hl, di cui la metà di vini da tavola e il resto di qualità, da pagarsi rispettivamente 2.500 e 4.000 euro all’ettanidro: due prezzi considerati piuttosto elevati a Bruxelles, che dovrebbe sborsare complessivamente 128 milioni, oltre un decimo dell’insieme delle risorse che il bilancio di quest’anno destina al settore vinicolo.L’Italia ha chiesto (senza indicare prezzi) di distillare 3 milioni di hl di vini da tavola e 100.000 hl di Vqprd.La Grecia invece ha chiesto la distillazione di crisi per 200.000 hl di vini comuni e 300.000 di Vqprd.Nessuna nuova richiesta da Spagna e Ungheria, che lo scorso anno ebbero piena soddisfazione alle loro esigenze. Il totale del prodotto da togliere dal mercato, in base a queste richieste, arivva dunque a 7,6 milioni di hl"

Totale spesa prevista, circa 300 milioni di euro. Il tutto per produzioni che evidentemente non hanno mercato.
Ma che altettanto evidentemente continueranno ad esistere finché la UE tirerà fuori centinaia di milioni di euro per sovvenzionarle.

Sarebbe veramente impossibile rompere questa catena che ci inchioda ad un circolo vizioso e spendere quei soldi per cose come, che so, ricerca e sviluppo, promozione, ecc. ecc.?

Possibile che un Europa che a parole si dichiara liberista e difensore del libero mercato non possa uscire da questa ipocrisia?

5/17/2006

 

Trucioli

Riporto integralmente l'articolo apparso su Focus Wine (www.focuswine.it, solo per abbonamento, voce della UIV, unione italiana vini):

"Presto i trucioli anche in Italia

Saranno necessari ancora tre o quattro mesi ma anche i viticoltori europei - a determinate condizioni - avranno la possibilita' di utilizzare trucioli di legno di rovere per 'invecchiare' il loro vino, come gia' avviene per molti vini importati in Europa dagli altri partner mondiali. L'unica incognita ancora da sciogliere: la modifica all'Organizzazione mondiale per il commercio (Wto) di alcune norme chieste dall'Europa sull'etichettatura. Da alcuni mesi la questione e' discussa dagli esperti dei 25 stati membri e della Commissione Ue per evitare ai produttori europei quella che di fatto viene considerata una concorrenza sleale. Ai viticoltori americani, sudafricani, sudamericani o altri e' infatti permesso di sostituire l'invecchiamento tradizione in 'barrique', ossia in botti di rovere, con l'immissione direttamente nel vino di trucioli per migliorare il prodotto sotto il profilo del gusto, della morbidezza, dell'aroma.
Il compromesso che si profila prevede di introdurre anche in Europa questa pratica enologica ma ogni stato membro puo' decidere in quale categoria di prodotti autorizzarla. L'Italia ha indicato che consentira' questa pratica solo nei vini da tavola mentre verra' vietata per le denominazioni di origine. I paesi europei produttori di vino e la Commissione Ue hanno concordato di introdurre la pratica del truciolato nella normativa europea accettando che non venga ripresa in etichetta. Hanno pero' posto una condizione importante: vietare in etichetta l'indicazione 'invecchiato in barrique' per i vini soggetti alla pratica enologica del truciolato. Nei prossimi mesi la risposta della Wto e la decisione dell'Ue. "

Che commenti fare? Un'altra occasione persa ed un altra dimostrazione di mancanza di coraggio e di chiarezza. Trucioli si, ma in etichetta no! Però non si potrà mettere che invece di trucioli sono barrique. Consumatore, sei accontentato.

 

Tutti a Londra, con Decanter Magazine



Sabato 20 Maggio, organizzata da''autorevole (di solito si dice così, no?) Decanter Magazine, a Londra c'e' una interessante giornata di degustazione dei vini di 100 tra le migliori aziende italiane, tra cui Poggio Argentiera. Una giornata per presentare all'esigentissimo pubblico londinese dei lettori di Decanter, il meglio della produzione vinicola nazionale. Dettagli qui.

5/11/2006

 

Alle corti del vino

A San Casciano in Val di Pesa (Firenze), nella bellissima Villa le Corti, dal 13 al 14 maggio si terrà la manifestazione "alla Corte del Vino" (www.allacortedelvino.it).
Per chi non lo sapesse si tratta di una manifestazione aperta al pubblico, dove le migliori aziende di vino toscane si presentano e fanno assaggiare i loro prodotti.
Se siete da quelle parti è da non perdere, poi non costa molto e il posto e bello.
Ah, e poi ci siamo noi (io la domenica 14).

5/08/2006

 

Visioni da Sud

Da una lettera aperta pubblicata su Focus wine (www.focuswine.it, solo per abbonamento, è del corriere vinicolo) di un produttore siciliano ( Salvatore Cosentino, Azienda Agricola I M A K A R A, Caltagirone (CT)) che si lamenta della scarsa attenzione dei suoi corregionali rispetto ai vini prodotti sull'isola mi vengono da fare alcuni spunti su una certa visione del vino.

Il sig. Cosentino si lamenta del fatto che ci sia una maggiore attenzione da parte dei ristoratori e dei consumatori in generale sui vini che vengono da fuori regione, ed auspica che la Sicilia imbocchi la strada della Sardegna, quoto "La regione Sardegna promuove insistentemente i propri vini. Compra pagine e pagine di giornali per presentare i propri vini , elencandoli in ordine alfabetico, come si conviene ad una regione civile e democratica che non ha predilezione fra i produttori. In quell’isola, non è facile trovare altri vini, perché nessuno se ne serve per contrastare quanto localmente si produce. Un vero spirito di patria per difendere la propria economia, senza chiedere la benedizione di nessuno. "

Che si promuovano i propri vini all'interno di una regione mi sembra normale, ma che si debbano addirittura promuovere insistentemente, che si debba auspicare che non sia facile trovare altri vini provenienti da fuori mi sembra una visione chiusa, e forse anche controproducente. E' vero che è un bene che la gente conosca e apprezzi i prodotti locali ma è anche vero che una sana apertura a quello che viene prodotto anche fuori non credo possa a lungo termine danneggiare nessuno.

C'e' una visione asfittica che sta prendendo piede nell'enogastronomia, che tende a far apparire come il meglio quello che viene prodotto nel raggio di 10 km, un po meglio di quelloo che si trova in giro quello che viene prodotto in provincia, leggermente meglio quello che si fa nella propri regione e, nei confronti dell'estero, decisamente meglio il made in Italy. Questa visione autoincensante e consolatoria spesso ci fa dimenticare i nostri errori e le nostre magagne ed aspira ad un mondo chiuso, dove ognuno si produce e si consuma il suo, e tanto peggio per il resto. Mentre invece tanto avrebbe bisogno questa agricoltura di apertura di idee, di sano scambio con l'esterno, di aria fresca.

Rimane poi un mistero come possa essere efficace la strategia di promozione della Sardegna, a detta dell'autore consistente nell'elencare i vini (in rigoroso ordine alfabetico perché senno chissa che favoritismi si scatenano) ivi prodotti con l'acquisto di pagine e pagine di giornali (e sai che divertimento a leggerli).

E' questo che serve al mondo del vino?

5/03/2006

 

Ristorazione che, invece, non funziona.

Oggi dal mio avvocato ho firmato 5 decreti ingiuntivi per altrettanti clienti morosi da oltre un anno. Appena tornato a casa trovo un fax sempre dello stesso avvocato a proposito di uno spostamento a fine settembre di una udienza per una fattura di € 250 che il cliente dice di aver pagato all'agente (che nega).
Inviamo di norma tre lettere, una dopo un mese dalla scadenza naturale (in genere i 60 giorni fine mese), un'altra, raccomandata dopo circa un mese, una terza ed ultima dopo un'altro mese, e poi via dall'avvocato per il decreto ingiuntivo. La pratica quindi passa al giudice di pace, dopo un paio di mesi se l'ingiunzione non ha avuto esito si passa alla richiesta di pignoramento. Fino ad ora ho fatto pignorare 5 poltroncine da un locale del centro sud, che sono in attesa di asta. Passerà probabilmente un altro anno. E tutto questo per fatture che in genere non superano i € 500 euro.
Certo, c'e' la crisi dei consumi, i ristoratori e gli enotecari hanno dei momenti di difficoltà - e con loro noi - ma l'impressione è che alcuni non abbiamo neanche un'idea di cosa significa una scadenza, una ricevuta bancaria da onorare. Alcuni, forse pochissimi, danno l'impressione di considerare l'incasso della giornata come il guadagno della giornata.
In tutti questi anni mai, e dico mai, uno che al ricevimento del primo sollecito alzi il telefono e chiami per dire qualcosa, che so, sono in un momento di difficoltà, ti pago un pò subito e un pò via vai. Di norma il cliente getta via i solleciti di pagamento e si fa vivo solamente al momento che riceve l'ingiunzione di pagamento, quando è ormai troppo tardi perché ci sono sopra spese legali di altre centinaia di euro.
E' normale cosi'? Certo la legge italiana non aiuta a far rispettare le regole, comunque ora si esagera.

5/01/2006

 

Ristorazione che funziona

Si parla, a ragion veduta, di crisi della ristorazione, intesa come crisi di presenze nei ristoranti.
I motivi addotti per spiegare questa crisi sono molti e sono i soliti (prezzi in primis). Ci sono dei casi che hanno segno contrario: una clamorosa eccezione che funziona è il Ristorante dei Pescatori di Orbetello (gestito dai pescatori della laguna di Orbetello http://www.orbetellopesca.it/, purtroppo il sito internet è carente di info). Ogni giorno strapieno, con punte di 400/500 coperti al giorno o più. La ricetta è semplice: ambiente molto carino ma assolutamente semplice, senza nessuna forzatura ne ricercatezza, fin troppo spartano per alcuni, ma va bene per molti. Cibo a base di pesce della laguna, non solo spigole e orate, ma anche anguilla e cefalo (che sono a buon mercato per tutti e non solo per i pescatori). Pochi piatti, semplici ma di solito ben fatti (oggi ho mangiato un filetto di cefalo da urlo, costo del cefalo al kg sarà più o meno 6 euro), una scelta di vini della zona da stare intorno ai 10 euro alla carta (e ce ne sono abbastanza per accontentare almeno i palati meno esigenti, ma anche i più esigenti in cerca di semplicità), servizio semplice ma corretto (sono gli stessi pescatori a volte), vista sulla laguna di Orbetello (laguna di ponente), e sopratutto alla fine, conto di circa 25 euro a testa.

E' possibile farlo, basta uscire dai luoghi comuni del pesce caro, ce n'e' tanto che non costa e che è eccellente e poi..."no frills", niente fronzoli.

Se molti ristoranti ritrovassero le loro radici di semplicità, come il caso di Orbetello dimostra, forse si potrebbero lasciare la crisi alle spalle, o no?

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