7/03/2006

 

Trasloco

Da oggi il blog di Poggio Argentiera si trasferisce nella Simplicissimus Blog Farm. Il nuovo indirizzo è http://blogs.simplicissimus.it/poggioargentiera/ e il nuovo feed (RSS 2.0) è questo.

6/26/2006

 

Sfide Mondiali

Niente calcio qui, si parla di vino, ovvio...
Mi è rimasto in canna un post in risposta ad un articolo pubblicato sul blog Wine Blog di Bere il Vino, dove, come sempre accade, la colpa dei mali del mondo è sempre dei cattivi produttori di vino e, indovinate cosa, originalità massima, dei prezzi del vino!
Essendomi anche un po rotto di sentire la solita tiritera, ho provato a rispondere, ma, qui si che siamo originali, in quel blog la lunghezza dei post è limitata a non più di mille caratteri.
Quindi riprendo quel post che ho appena fatto su blog suddetto, altrimenti non si capisce bene, e sotto la mia risposta:

L'Unione Europea produce troppo vino? No Problem, la commissione europea ha la cura. Distillazione ed estirpazione dei vigneti. Avanti resto del Mondo!!! Prima o poi infatti, i vini provenienti dai "nuovi mondi" invaderanno l'Europa. Personalmente l'unica soluzione che intravedo per i produttori di vino, per superare questa crisi di mercato, è quello di puntare solo ed esclusivamente sul rapporto qualità/prezzo, che deve essere non ottimo, ma eccellente. Specialmente nei periodi di crisi economica generale come quella che stiamo attraversando in questo momento. Oggi, il consumatore medio, che compra una bottiglia di vino per il suo consumo giornaliero, cerca costantemente vini dall’ottimo rapporto qualità/prezzo. Ciò si verifica anche nei ristoranti, dove il prezzo medio dei vini acquistati è decisamente medio basso. Si vendono benissimo vini con prezzi compresi tra i 10 e i 20 euro, e rimangono in cantina tutti gli altri. I vini di fascia medio alta infatti, si comprano solo nelle occasioni speciali, o per fare solo un tantino di “scena”. Riflettete carissimi produttori di vino!!!

Veramente la proposta della Commissaria all'agricoltura va, finalmente, nella direzione di abolire i premi alla distillazione, in quanto incentivi alla sovraproduzione di vini senza qualità.Per quanto riguarda i prezzi dei vini, siamo alle solite, come si parla di crisi dei consumi si parla dei prezzi come cura definitiva e risolutiva.Posto che dire che bisogna fare dei vini dal rapporto qualità/prezzo buono, anzi eccellente è giusto, e anche banale se mi permette, visto che questo è vero per tutti i prodotti di tutti i settori della vita economica, mi sorprende sempre rendermi conto di come nessuno mai pensi che uno dei problemi mai, seriamente, affrontati, è quello della promozione. Se c'e' una cosa che noi italiani facciamo male, specialmente nel vino, è la promozione a livello internazionale. E' li, sulle tavole del resto del mondo che si gioca la partita del futuro del vino, ed è lì che noi italiani arriviamo in ordine sparso, senza coordinamento, senza conoscenza dei mercati (nuovi e vecchi). Quello che, fino ad oggi, ha tirato la carretta all'export di vino è stata la straordinaria, amatissima nel mondo, cucina italiana ed, ricordiamolo, emigrazione italiana. Perché siamo forti in USA, perché siamo, stati e speriamo di esserlo ancora nel futuro, forti in Germania? E' stato grazie a quei milioni di connazionali che si sono stabiliti con fatica in quei paesi, e che poi hanno avuto la forza e l'intuizione di portare il frutto della grande cultura materiale italiana, la cucina amata in tutto il mondo.Ora però è tempo di raccogliere nuove sfide, che si giocheranno in altri paesi, come la Cina e l'India, dove il concetto di cucina, persino di cibo, è diverso dal nostro ed è fortemente radicato in una cultura persino più antica e prestigiosa (da un punto di vista culinario) della nostra. Li' si deve cambiare approccio, anche culturale, per la promozione. E servono risorse, non solo finanziarie, ma anche e sopratutto organizzative ed umane.
Siamo pronti?Ho paura che non lo siamo ancora. Ma se non vinciamo questa sfida, hai voglia a produrre vini da un euro, saremo perdenti sempre.

6/17/2006

 

Attenzione: viticoltori agitati sullo stretto di Sicilia!

Bisogna stare attenti.
Eravamo abituati agli scioperi dei metalmeccanici, a quelli dei ferrotramvieri, allo stato di agitazione degli assistenti di volo: peggio, ora sono anche i viticoltori siciliani che dichiarano lo stato di agitazione permanente.
La notizia viene dal sito Teatro Naturale, quoto alcuni passaggi:

"I VITICOLTORI DELLA SICILIA OCCIDENTALE IN ASSEMBLEA, PRONTI A DICHIARARE LO STATO DI AGITAZIONE A TEMPO INDETERMINATO"

continua l'articolo,

"Qualche mese fa, hanno lanciato le loro proposte, senza alcun significativo risultato. I cento milioni di euro promessi dalla Regione Sicilia non sono stati elargiti. I produttori siciliani attendono risposte, prima che si verifichi l’invasione di produzioni di dubbia qualità e provenienza".

I motivi di questo stato di agitazione quali sono? Terremoti dentro i vigneti? Invasioni di cavallette? Tornadi e maremoti che hanno spazzato via la viticoltura sicialiana?

Peggio, molto peggio:

"...continua importazione di vini extracomunitari con caratteristiche organolettiche non conformi alla normativa vigente è continua fonte di tensione, anche perché il prezzo del vino, negli ultimi due anni, è crollato del 70% per presunti accordi di cartello che hanno portato il Consiglio dei Ministri a dichiarare il 2 settembre 2005 lo stato di crisi."

In altre parole, il vino non si vende, c'e' un importazione di prodotti non conformi (ma non sarebbe il caso di invocare l'azione della magistratura piuttosto? boh), ci sono "presunti" accordi di cartello (e l'antitrust che ci stà a fare?), e quindi qual'e' la soluzione? Chiedere l'elargizione di cento bei milioncini di euro di denaro pubblico. E chissenefrega se lo stato è con le pezze al culo, se la sanità (specialmente di alcune regioni, tra cui la Sicilia) è in condizioni pessime e per di più sfora i budget. Che importa se per ripianare il debito pubblico ci aspettino "lacrime e sangue", come in più hanno detto in questi giorni?

Il solito vizio è duro a morire. E dire che solo pochissimi (tre o quattro) anni addietro la Sicilia ha blindato l'esportazione al di fuori dei confini regionali dei diritti di reimpianto di vigneto, capofila di una sequela di altre regioni che hanno seguito l'esempio, facendo lievitare i costi di impianto e quindi del vino, con la nobile scusa di preservare il potenziale vinicolo della bell'isola (che come vigneti è oggi poco meno dell'Australia).

Avanti così, Savoia (oggi è il caso di dirlo)!

6/09/2006

 

4 Gatti

Per quei 4 gatti che si faranno vini al MiWine, noi siamo al Pad. 6 Stand F42.
Fateci compagnia...

6/01/2006

 

Niente Draghi per il vino

Mentre tutti, a parole, plaudono alla relazione del Governatore della Banca d'Italia che invoca l'assoluta necessità per l'Italia di liberalizzazioni, per quanto riguarda il vino si procede imperterriti all'adozione di misure di segno contrario.

Sarà tra breve decisa la distillazione di crisi per la vendemmia 2005. Si tratterà di una misura che dovrebbe riguardare circa 7 milioni di Hl, per una spesa per il bilancio comunitario di 150 - 200 milioni di euro.

Nel frattempo tutte le associazioni di categoria premono per il mantenimento del divieto di nuovi impianti, che esiste da circa 20 anni, solo in UE, come misura orientata a diminuire l'offerta di vino.

Mentre tutto il mondo si rende conto dei danni causati, in primis al consumatore, dai mercati protetti e non liberali, solo l'agricoltura, e quindi il vino, si incancrenisce nel voler investire ridicole somme di denaro solo per cercare di controllare, inefficacemente, l'offerta allo scopo di sostenere i prezzi dei vini (OCM VINO, Organizzazione Comune di Mercato)

E' un po come dire, visto che nel mondo si fa sempre più vino, specialmente al di fuori dell'europa, spendiamo centinaia di milioni per cercare di farne fare meno ai viticoltori europei, così i prezzi dei vini aumenteranno!

Eh? Come? Non ho capito bene. Ma può funzionare una roba cosi? Certo che no, e allora continuiamo!

Sentite qui:

LA RIGIDITÀ DELLE REGOLE CONNESSE AI DIRITTI DI IMPIANTO HA
COSTITUITO UN OSTACOLO PER LA COMPETITIVITÀ DELL'INDUSTRIA
VITIVINICOLA EUROPEA, MENTRE L'IMPATTO DEL PREMIO PER
L'ABBANDONO DEFINITIVO, PUR EFFICACE, È CONTRADDITTORIO…

… E L'ANALISI HA DIMOSTRATO CHE LA DISTILLAZIONE INCORAGGIA
INDIRETTAMENTE IL PERMANERE DELLE ECCEDENZE STRUTTURALI


L'OCM DOVREBBE EVITARE INTERVENTI COSTOSI PER LE ECCEDENZE
STRUTTURALI E ISTITUIRE STRUMENTI DI CARATTERE PIÙ LIBERISTICO
PER ACCRESCERE LA QUALITÀ DELLA PRODUZIONE VINICOLA

Chi lo dice? Lo dico io?

No, lo dice uno studio indipendente (.pdf) di un pool di ricercatori, commissionato dall Unione Europea. Sic, è del 2002, oggi siamo nel 2006 e nulla sembra cambiare.

5/27/2006

 

Anteprima a Lucca

Ormai rischio di postarlo quando ormai è finita:
Anteprima Vini della Costa ToscanaVilla Bottini - Lucca27 - 28 maggio 2006.
Oggi e domani a Lucca, si assaggiano circa 80 vini, tra cui il nostro Capatosta, della vendemmia 2006. Vale la pena andare se si è in zona. Informazioni qui.

5/18/2006

 

I soldi del vino

Mentre si parla di crisi di competitività, di promozione delle produzioni tipiche, di lotta ai trucioli (che bello poter parlare male di qualcosa sapendo che tutti saranno d'accordo con te), e di mille altre cose, ecco dove vanno i soldi, quelli veri, del vino in Europa:

"La Francia ha chiesto di distillare 4 milioni di hl, di cui la metà di vini da tavola e il resto di qualità, da pagarsi rispettivamente 2.500 e 4.000 euro all’ettanidro: due prezzi considerati piuttosto elevati a Bruxelles, che dovrebbe sborsare complessivamente 128 milioni, oltre un decimo dell’insieme delle risorse che il bilancio di quest’anno destina al settore vinicolo.L’Italia ha chiesto (senza indicare prezzi) di distillare 3 milioni di hl di vini da tavola e 100.000 hl di Vqprd.La Grecia invece ha chiesto la distillazione di crisi per 200.000 hl di vini comuni e 300.000 di Vqprd.Nessuna nuova richiesta da Spagna e Ungheria, che lo scorso anno ebbero piena soddisfazione alle loro esigenze. Il totale del prodotto da togliere dal mercato, in base a queste richieste, arivva dunque a 7,6 milioni di hl"

Totale spesa prevista, circa 300 milioni di euro. Il tutto per produzioni che evidentemente non hanno mercato.
Ma che altettanto evidentemente continueranno ad esistere finché la UE tirerà fuori centinaia di milioni di euro per sovvenzionarle.

Sarebbe veramente impossibile rompere questa catena che ci inchioda ad un circolo vizioso e spendere quei soldi per cose come, che so, ricerca e sviluppo, promozione, ecc. ecc.?

Possibile che un Europa che a parole si dichiara liberista e difensore del libero mercato non possa uscire da questa ipocrisia?

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